E-learning

Il sapere è al tempo stesso l'esigenza e lo strumento essenziale dello sviluppo
La piattaforma e-learning di Fondazione Patrizio Paoletti è stata concepita e realizzata per sostenere e implementare i percorsi di lifelong learning che l'ente progetta e sviluppa in Italia e all'estero. Sulla piattaforma sono presenti contenuti ed esercizi fruibili in quattro differenti lingue per far fronte ad un utenza diversificata e diffusa, ad oggi, su quattro continenti. La piattaforma contiene un sapere pedagogico derivato dalle attività di ricerca (neuroscientifica, educativa, didattica e compilativa) che la fondazione promuove e persegue, i corsi sono seguiti da docenti e tutor specializzati. Sulla piattaforma si possono consultare materiali e testi specifici di Pedagogia per il Terzo Millennio, sistema pedagogico che opera per il miglioramento e lo sviluppo del potenziale di relazione tra gli individui.

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FPP ad Haiti: è attivo il programma emergenza nutrizionale.
FPP ad Haiti: è attivo il programma emergenza nutrizionale.

1 marzo: da oggi il programma Scuole nel Mondo, a seguito del disastroso terremoto del 13 gennaio 2010, ha attivato un progetto di distribuzione pasti per l’emergenza nutrizionale in due delle baraccopoli più povere di Port au Prince: Wahf Jeremie e Fort Dimanche.

Un intervento umanitario, in collaborazione con Suor Marcella Catozza, per contrastare le gravissime problematiche derivanti dal terremoto e per far fronte alla gravissima emergenza nutrizionale, già presente ad Haiti prima del sisma.
 
Il programma prevede la somministrazione di un pasto caldo per 500 bambini (molti dei quali orfani) ed ha l'obiettivo di diminuire l'impatto delle disfunzioni neurologiche e di apprendimento derivanti dalla denutrizione avanzata nei bambini sotto i dieci anni.
 
Saranno 500 i bambini che potranno beneficiare del programma di emergenza nutrizionale: "Un pasto per Mikael". E con il tuo contributo potranno diventare 5000.

Ad Haiti, come in altri paesi del mondo, servono interventi di più ampia scala, pensati e sostenuti a livello mondiale, con una nuova gestione politica ed economica orientata allo sviluppo e alla crescita di tutti. Questa necessità chiara ed evidente ai nostri occhi, però, non ci impedisce di pensare, nella misura in cui possiamo attuarlo, a un intervento che porti speranza agli abitanti di Wahf e Fort Dimanche.

Una gestione continuativa ed efficace degli aiuti alimentari per la popolazione minorile, come quella che Fondazione Paoletti sta realizzando, permetterebbe alla popolazione locale, già gravata da servizi inesistenti e contesti violenti, di crescere bambini che possano frequentare una scuola e comprendere in modo diverso il contesto in cui vivono e stanno crescendo.

La popolazione locale, donne e madri in primo luogo, ha manifestato apertura e disponibilità verso gli interventi proposti ma, non potendo far fronte neanche a livelli minimi di igiene, nutrizione e alfabetizzazione, rimane ancora in una posizione di impotenza.

In un luogo come Haiti, dove insieme alle case, crollano le speranze di una popolazione indifesa, il tuo aiuto può dare nuova forza al futuro di milioni di padri, madri e bambini abbandonati.
Agisci insieme a noi, donando ora. 

Vi riportiamo la situazione che il dott. Marco Benini è riuscito a descriverci ieri e, insieme alle sue parole, facciamo appello al vostro aiuto.
Il dott. Benini, quale portavoce e pedagogista di FPP da Haiti riferisce "qui muoiono 4 bambini ogni ora per carenze igienico sanitarie e denutrizione, numeri destinati a crescere, specialmente tra gli orfani del terremoto" 

La situazione sociale di Haiti:

Haiti è il paese meno sviluppato dell’emisfero boreale, uno dei più poveri del mondo, che occupa le 153esima posizione su 177 paesi classificati in base all’indice di sviluppo umano. Questo indice, introdotto nel 1990, nel primo rapporto sullo sviluppo umano delle Nazioni Unite, è un indicatore complesso, che tiene conto del reddito procapite, della speranza di vita alla nascita, del quantitativo di calorie alimentari pro capite disponibili, del tasso di alfabetizzazione, dell’accesso ai servizi sanitari, della disponibilità di acqua potabile e del grado di libertà politica.
Parlando di PIL, è stato calcolato nel 2009 che Haiti occupa il 124esimo posto su scala mondiale con 1.791 dollari pro capite. L’80% della popolazione vive in una povertà degradante: il tasso di disoccupazione è pari al 70%.
Non ci sono industrie e il turismo è crollato negli anni ’80 a causa del fenomeno dell’HIV relegando Haiti a snodo per i narcotrafficanti del Sudamerica, avamposto verso gli Stati Uniti.

Ad Haiti l’aspettativa di vita non supera i 49 anni. Il regime coloniale ha lasciato profondissime divisioni sociali, quelli che una volta erano bianchi, mulatti liberi,neri liberi, schiavi neri creoli nati sull’isola, schiavi arrivati dall’Africa, ancora oggi sono precise collocazioni sociali.
Il 95% della popolazione è costituito dai discendenti dei neri africani, il restante è mulatta e caucasica (libanesi e siriani).
Il 53% degli otto milioni di abitanti sono bambini ed adolescenti di cui almeno un milione vive in condizioni di particolare vulnerabilità.

Solo il 53% delle famiglie che vivono in zone periferiche e rurali ha accesso all’acqua e solo il 26% ha accesso a servizi igienici e sanitari.

Le violenze su donne e bambini sono altissime: 8 donne su 10 sono vittima di violenza sessuale, alla fine del 2006 l’ospedale universitario della capitale registrava una media di 20 bambine vittime di violenze sessuali.

Haiti ha il più alto tasso di mortalità infantile del Sudamerica, con 80 bambini nati morti su 1000. Nel 1995 il tasso è salito del 74 per mille e attualmente più di un bambino su 10 non supera i 5 anni di vita.
Su 256.000 nascite muoiono 30.500 bambini sotto i 5 anni: 84 al giorno, 4 ogni ora.

Il 50% dei rimanenti non ha accesso ai programmi di vaccinazione.

Anche il tasso di mortalità materna è il più alto del continente americano: 523 donne muoiono ogni 100.000 parti. Per capire meglio la gravità di una situazione come questa, pensate che il tasso di mortalità di Haiti supera in media di venti volte quello dei paesi industrializzati; ogni giorno perdono la vita 4 donne.

A 17 anni il 19% delle bambine ha già un figlio, il 23% dei parti avviene in strutture sanitarie.

Il tasso di malnutrizione cronica dei bambini sotto i 5 anni è del 23%, quello di malnutrizione acuta del 4,5%.

Il 55% delle donne haitiane tra i 15-49 anni è affetto da anemia, mentre l’incidenza di anemia nei bambini sale al 66%. Un quinto dei bambini sottopeso alla nascita è affetto da infezioni respiratorie acute.

Haiti ha anche il tasso più alto di contagio da HIV.

Alcune percentuali significative:

Nati sottopeso 21%
Allattati al seno 24%
Allattati al seno con integrazione alimentare 75%
Bambini con problemi di malnutrizione 17%
Con denutrizione grave 4%
Sottopeso moderato e grave 5%
Bambini con problemi di non crescita 23%

Accesso acqua potabile 54%
Popolazione con adeguate condizioni sanitarie 20%

Il 40% dei minori non frequenta la scuola, solo il 2% dei frequentanti arrivano alla fine delle superiori. Un ragazzo su tre tra i 15 ed i 18 anni è analfabeta.
Il 48% dei bambini non ha accesso alla scuola elementare.
L’80% delle scuole sono private e hanno costi non sostenibili.

Anche ad Haiti le tensioni sociali hanno favorito il fenomeno dei bambini soldato, assoldati da bande armate come spie, schiave sessuali e come soldati veri e propri.

Alcune note indicano che circa 2000 bambini all’anno vengono venduti come schiavi nelle piantagioni di canna da zucchero o come servi in case private. Un fenomeno aggravato da violenze fisiche e sessuali, perpetrate soprattutto sulle bambine. Il 46% percento delle minorenni è stato vittima di abusi sessuali domestici.
Nelle zone dove lavoriamo, riporta il dott. Benini, molte ragazze sono state vittime di stupro ed in molti casi anche di stupri collettivi.
Nell’ultima settimana di novembre 2007 si sono registrati ufficialmente 29 stupri e in particolare quello di una ragazza quindicenne sottoposta ad uno stupro di gruppo da parte di sei uomini armati. In molti casi gli autori delle violenze sono gli stessi minori.

Ad oggi, dopo il terremoto, tutte le prigioni hanno subito evasioni di massa e gli evasi provengono quasi tutti da Wahf Jeremie e Fort Dimanche.

Port au Prince, nata per ospitare 150.000 persone ad oggi ne ospita più di 2 milioni. Il sovraffollamento è il risultato di un esodo iniziato negli anni 70, a causa di una selvaggia urbanizzazione. Le condizioni igienico – sanitarie, quindi, sono disastrose: non ci sono acquedotti e l’acqua è raccolta da pozzi. Alcuni carotaggi fatti a Port au Prince, hanno provato che esistono fino a 9 metri d’accumulo di detriti umani (immondizia). L’acqua è quindi molto costosa.
Non esistono impianti fognari, ne discariche: i rifiuti si accumulano, si sciolgono al sole, prendono fuoco e vengono mangiati dai maiali.

Attualmente la popolazione di Whaf Jeremie è stimata attorno ai 37.000 individui, ma è difficile avere una stima precisa poiché l’arrivo non organizzato, la non registrazione dei nati, lo spostamento di molti in seguito ai moltissimi disordini sociali hanno reso la situazione difficilissima, come quella di altre bidonville della città.

Un grosso problema rimane quindi quello sanitario, per curare una frattura si possono pagare fino a 2000 dollari di intervento, per un cesareo 500, e il reddito pro capite annuo è di 380 dollari.
E mentre le persone sono sempre più povere, si assiste impotenti al fenomeno dei bambini di strada, abbandonati, orfani per HIV, facile preda delle bande armate.